Rottamarsi, malgré soi
Il capitalismo italiano volta pagina? E’ bene diffidare degli slogan, ma molti indizi, si sa, fanno una prova.
23 AGO 20

Ignazio Visco (Foto La Presse)
Il capitalismo italiano volta pagina? E’ bene diffidare degli slogan, ma molti indizi, si sa, fanno una prova. E la giornata di ieri è stata più ricca d’indizi di un’indagine di Poirot. Ieri Mediobanca, già cabina di regia degli equilibri della finanza di casa nostra, ha liquidato la partita Telco, la scatola di governo di Telecom Italia da cui si sono già congedate sia le Generali sia Intesa. Nel frattempo, il cda del Lingotto aveva celebrato nel fine settimana l’ultimo atto della vecchia Fiat: entro settembre sarà operativa la fusione con Chrysler, propedeutica allo sbarco a Wall Street. E intanto vanno a posto altri tasselli della rivoluzione bancaria. Grazie alla quotazione di Fineco, che ha preso il via ieri, Unicredit ha completato i compiti in vista degli esami europei. E va a esaurimento anche un’altra delle anomalie del sistema bancario italiano: con l’aumento di capitale da 800 milioni ieri, Banca Carige avvia il sofferto divorzio dalla Fondazione, in scia al modello Monte Paschi. Non è ancora la separazione netta tra azienda di credito e fondazioni, di cui ha parlato il governatore Ignazio Visco, ma la strada sembra segnata: l’avanzata degli investitori internazionali, capitanata da BlackRock (in Piazza Affari sono arrivati 18 miliardi in 12 mesi), sta cambiando il panorama del credito. Lo stesso vale, seppure con troppe lentezze, per le privatizzazioni: è partita ieri l’operazione Fincantieri. Insomma una rivoluzione resa possibile dalla calata in massa degli investitori internazionali. O, come è forse più giusto, vale l’opposto: la caduta dei vecchi centri di potere, per asfissia finanziaria e politica, ha reso possibile l’apertura delle frontiere e innescato un cambiamento profondo della governance e delle strategie del capitalismo di casa nostra.